TALEBANI MESSI IN FUGA DAI BERSAGLIERI DELL’OTTAVO DI CASERTA NELL’ULTIMO AVAMPOSTO DOVE SVENTOLA IL TRICOLORE – Cancello ed Arnone News

TALEBANI MESSI IN FUGA DAI BERSAGLIERI DELL’OTTAVO DI CASERTA NELL’ULTIMO AVAMPOSTO DOVE SVENTOLA IL TRICOLORE – Cancello ed Arnone News.

CASERTA – Mercoledì sera, alle 20.20 ora locale, nella provincia di Badghis (area sotto la responsabilità del Regional Command West, posto sotto il comando del Generale Luigi Chiapperini della Brigata Bersaglieri “Garibaldi”), il COP (Combat Out Post) denominato “MONO”, della base avanzata italiana a Bala Murghab, l’ultimo dove sventola il Tricolore Italiano, sede della Task Force NORTH, su base dell’8° reggimento bersaglieri di Caserta agli ordini del Colonnello Massimiliano Forza, è stato attaccato da elementi ostili. Gli insorgenti hanno preso di mira la postazione con colpi di armi leggere. La reazione, immediata e commisurata, dei bersaglieri e dei soldati afgani che presidiavano l’avamposto ha messo in fuga gli assalitori. Sono state, altresì, sparate bombe da mortaio illuminanti, per permettere una migliore osservazione dell’area. Nessun militare italiano e afgano risulta ferito né sono stati riportati danni. I COP sono degli avamposti che presidiano zone o crocevia di particolare importanza. Se non ci fosse Mono, Mono è l’ultimo luogo dove sventola in tricolore italiano in terra afghana, le cose forse sarebbero ancor più complicate dal punto di vista militare in Afghanistan, almeno nell’area del nord-ovest. Ha un nome strano, inconsueto, per i più anche insignificante, questo presidio militare. Eppure è quello che rappresenta il lembo di territorio afghano più lontano dove c’è il contingente militare italiano, a cui è affidata la regione ovest, al confine con il Turkmenistan. Mono è fondamentale per la coalizione dell’Isaf. Perchè è a brevissima distanza dal confine turkmeno, e’ in quota per consentire una costante osservazione in corrispondenza della “Bronze Road”, quella con andamento nord-sud che collega il valico di confine di Mari Chaq con Bala Murghab. A Mono gli italiani hanno realizzato questo avamposto dove c’e’ un plotone di bersaglieri (uomini e donne), con dotazione armata di tutto rispetto tecnologico, coadiuvato da personale dell’ANA, l’esercito nazionale afghano. Si lavora insieme in una prospettiva di transizione, secondo il piano Isaf. Sono quattro le COP (Combat Outpost) ubicate in quota che dipendono dalla Task Force North italiana che ha base a Bala Murghab (nella provincia del Badghis), alle dipendenze del Regional Command West e affidata in questa fase dal Grande Ottavo, il reggimento dei bersaglieri casertani. (Ci sono poi Croma, Victor, Highlander). Tutti servono ad osservare e al pronto intervento in corrispondenza appunto delle principali vie che portano nella Valle del Murghab: l’itinerario “Lithium”, proveniente da est; l’itinerario Highway 1 proveniente da sud e va ad est dopo aver attraversato Bala Murghab, e – come detto – l’itinerario “Bronze”, il più delicato. “COP Mono è assolutamente fondamentale, non a caso viene indicato come è indicato come “strong point”. Per avere un’idea della situazione geografica e delle difficoltà logistiche, basti pensare che per arrivare da Herat – sede del Regional Command West, dallo scorso mese di marzo affidato al generale di brigata Luigi Chiapperini, comandante della brigata “Garibaldi” – a Bala Murghab, sede della Task Force North, occorrono almeno 5-6 giorni per coprire con convoglio su strada la distanza di 175 km, oppure un volo di 75 minuti in elicottero (che atterra, scarica e riparte subito perchè per ragioni di sicurezza non può sostare in area). Poi da Bala Murghab al presidio di Mono ci sono appena 12,5 km ma servono circa due ore, quando la strada – accidentata, di asfalto nemmeno un millimetro – e’ asciutta, perchè diversamente i tempi si dilatano. E comunque ci si arriva con il blindato Lince, con marcia lenta e attenta da parte del convoglio dei militari italiani, che scrutano tutt’intorno e subito fermano la colonna di mezzi non appena si nota del terreno smosso, dove forse potrebbe nascondersi uno Ied, un ordigno improvvisato. Una vita quasi da eremiti per gli italiani, qui a Mono, se non fosse per le linee telefoniche militari che alimentano i collegamenti con la Fob (base operativa avanzata) “Columbus” di Bala Murghab.

Bersaglieri a Udine oggi la prima volta fra fanfare e tricolori – Cronaca – Messaggero Veneto

Ma anche ieri la giornata è stata ricca di appuntamenti. Le cerimonie sono cominciate con la deposizione di una corona d’alloro al monumento “Ai bersaglieri” nel parco della Rimembranza di via Diaz, per poi proseguire con l’inaugurazione della mostra sulla storia dei bersaglieri, nella chiesa di Sant’Antonio Abate del Museo Diocesano, in piazza Patriarcato, che espone importanti e unici cimeli storici provenienti direttamente dal museo storico dei bersaglieri di Porta Pia a Roma.

Sono visibili pure la stampella e la bicicletta del coraggioso bersagliere Enrico Toti, eroe per eccellenza della Grande Guerra. All’inaugurazione è intervenuto il sindaco Furio Honsell, che ha detto: «La città è lieta di poter ospitare questo importante avvenimento perché i bersaglieri sono artefici della nostra identità, oltre che dell’Unità nazionale». Dello stesso avviso il prefetto Ivo Salemme, che ha sottolineato un altro aspetto: «I fanti piumati sono stati protagonisti di tutti i principali conflitti bellici che hanno riguardato l’Italia e si sono sempre fatti onore, grazie alla loro audacia e al coraggio». Presenti anche il questore Antonio Tozzi, il consigliere regionale Giorgio Venier Romano, e il presidente del consiglio provinciale Marco Quai, oltre al presidente dell’Anb, sezione di Udine, generale Adriano Bidin, e al presidente nazionale dei fanti piumati Marcello Cataldi. Dopo l’inaugurazione, in duomo è stata celebrata una messa dall’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, che ha benedetto il labaro sezionale del centenario. Nel pomeriggio divertimento per tutti con la gara fra le pattuglie di bersaglieri ciclisti.

viaBersaglieri a Udine oggi la prima volta fra fanfare e tricolori – Cronaca – Messaggero Veneto.

AGI.it – Afghanistan: attaccato avamposto italiano, nessun ferito

(AGI) – Herat, 19 apr.- Attaccato ieri sera alle 20.20 ora locale, il COP (Combat Out Post) “Mono”, della Task Force North, su base 8° reggimento bersaglieri. Nessun militare e’ rimasto ferito. Gli insorgenti hanno preso di mira la postazione con colpi di armi leggere. La reazione immediata dei bersaglieri e dei soldati afghani che presidiavano l’avamposto ha messo in fuga gli assalitori. Sono state sparate bombe da mortaio illuminanti, per permettere una migliore osservazione dell’area. I COP – precisa una nota del Regional Command West – sono degli avamposti che presidiano zone o crocevia di particolare importanza.

viaAGI.it – Afghanistan: attaccato avamposto italiano, nessun ferito.

Matteo Hu, bersagliere «Io mi sento milanese»letto su Corriere.it

Battezzato e pure cresimato, un diploma in gestione aziendale, il servizio militare nel 2° Bersaglieri. Il cognome è Hu, ma il nome è Matteo, e la storia è quella di un ragazzo nato e cresciuto a Milano, 32 anni. «La Cina? Bella, per carità, ho fatto due o tre viaggi. Ma è in Italia che mi sento a casa». L’ ha notato Marco Wong, presidente onorario di AssoCina. In città più Hu che Brambilla? «Oltre al cognome bisognerebbe vedere i nomi: tantissimi saranno italiani». È il caso di Pin Matteo Emilio Hu. «Vedendomi di persona, al primo impatto sono cinese». E invece? «Mi sento milanese». È una scelta consapevole che hanno fatto i suoi genitori, arrivati – come la gran parte degli Hu – dalla provincia dello Zhejiang 35 anni fa. «I miei si sono sposati qui e quando sono nato sapevano che avrei passato in Italia il resto della vita. Per questo hanno voluto battezzarmi: gli è sembrato il percorso più giusto». Il primo passo per l’ integrazione. «Voglio sfatare il luogo comune per cui i cinesi sono chiusi: semplicemente per la prima generazione che non conosce la lingua è dura. Per i bambini, invece, è più facile». Mai avuto problemi a scuola? «Qualche pregiudizio. Ma con la conoscenza, si supera. Il problema è l’ ignoranza». E con i bersaglieri? «Come a scuola. Qualche parola di troppo, poi nasce l’ amicizia e queste cose spariscono. Piuttosto è negli ultimi anni che mi sento discriminato». Da quando, racconta, ha deciso di aprire un’ attività: «Cerco un negozio, mi rispondono che non si affitta ai cinesi…». nuovitaliani.corriere.it

viaMatteo Hu, bersagliere «Io mi sento milanese»archivio storico Corriere.it.