Bersaglieri-Ministero della Difesa – Afghanistan: sequestro di materiale d’armamento in due cachè

Si è conclusa ieri, nel settore centrale dell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (RC-West), a guida Brigata ”Sassari”, una operazione che ha portato al sequestro di un importante quantitativo di materiale d’armamento ritrovato in due cachè.

In particolare, sono stati ritrovati razzi, bombe a mano, bombe da mortaio, proietti d’artiglieria di vario calibro e caratteristiche (contro carri- HEAT, alto esplosivo- HE, illuminanti), le cui buone condizioni di mantenimento presupponevano un imminente uso  per attacchi alle basi della coalizioni o per il confezionamento di ordigni improvvisati (IED – Improvised Explosive Devices).

L’operazione, condotta dalla Task Force (TF) Center, su base 66° Reggimento Aeromobile ”Trieste”, è stata supportata da assetti dell’intelligence Nazionale appartenenti all’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), e si è sviluppata in risposta ad un lancio di razzi contro la base di Shindand, Forward Operational Base (FOB) ”La Marmora”, avvenuto lo scorso 19 Gennaio, che, tuttavia, non ha causato danni.

viaMinistero della Difesa – Afghanistan: sequestro di materiale d’armamento in due cachè.

Il capitano che fugge, il bersagliere che resta – Attualità – articolo tratto da informazione.tv – notizie dal fermano

Russia, 26 gennaio 1943, la sacca di Nikolajewka. I soldati italiani stanno per essere completamente circondati dai russi. Circondati e annientati. In uno sforzo immane alpini e bersaglieri rompono la sacca e iniziano a ripiegare: quella che sarà la tragica ritirata di Russia. Bisogna però coprirla quella ritirata. Occorre che qualcuno rimanga indietro, tenga a bada i nemici, lasci il tempo agli altri di sganciarsi. A chi comandarlo? Come si fa a comandarlo a qualcuno? Un giovane lombardo allora si fa avanti, e dice: “ Resto io!”. Resterà lui, in una buca, da solo, con una mitragliatrice che s’inceppa per il ghiaccio. Solo, senza alcuna speranza di sopravvivere, di rivedere la sua famiglia, la sua casa, la sua fidanzata. Solo. I compagni sono titubanti, non vorrebbero… “Andate, andate, non perdete tempo, ci penso io”. Sa di morire, sa che indietro non potrà più tornare. Si sacrifica per gli altri. Lo fa. E’ un storia vera. Uno dei tanti atti di eroismo magari sconosciuti.

Che stridore pensare al bersagliere e a quel comandante di una nave di lusso. L’uno, che si sacrifica per il suo reggimento, per i suoi “camerati”, per i suoi amici. L’altro, che fugge per primo, che abbandona i “clienti”, ma anche i suoi uomini. Che stridore!!!

viaIl capitano che fugge, il bersagliere che resta – Attualità – informazione.tv – notizie dal fermano.

Abbiamo ricostruito per la prima volta chilometro per chilometro i terribili spostamenti subiti dai protagonisti nell’Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale.

Come tutti i grandi romanzi storici, Il cavallo rosso di Eugenio Corti ci porta in luoghi che poi resteranno impressi per sempre nella nostra memoria. Storia, geografia e vicende personali dei protagonisti s’intrecciano e anche noi percorriamo con Michele, Manno, Ambrogio e Pierello migliaia di chilometri, schiacciati con loro in una tradotta militare; o trascinando i piedi congelati nella neve.

viaLa geografia de Il cavallo rosso – Il cavallo rosso – Comunismo Nazismo Russia – Le pagine di Eugenio Corti.

Particolarmente riuscita è la figura di Stefano Giovenzana, giovane contadino della Nomanella al quale la cartolina del precetto militare chiama alle armi nel 3° reggimento Bersaglieri. Stefano attraversa la narrazione nel solo primo segmento, simile a una meteora nel cielo stellato. Per lui, l’autore si produce in una delle sue pagine più commoventi, all’interno della lunga e circostanziata descrizione dei giorni fatidici del 19 e 20 dicembre 1942, nella pianura tra Mescoff e Calmicov. La descrizione che Corti fa della fine di questo bersagliere tocca persino gli animi insensibili, e segue i moti dell’animo dal ferimento alla paura al dolore sino alle soglie misteriose della morte. Andrea Sciffo

“Sforzandosi di reprimere la propria orribile agitazione, Stefano si protese sul terrapieno per prendere di mira qualcuna di quelle invisibili ombre che avevano ucciso il suo compagno di squadra. Ma non poté sparare: un urto, come un pugno in pieno petto, gli tolse ogni possibilità d’agire ancora… s’afflosciò con lentezza al terrapieno. M’hanno colpito al cuore pensò. Tutt’intorno il combattimento che l’aveva impegnato fino allora continuava, ma egli ormai non ci aveva più a che fare: altre cose, diverse e accavallantisi, estenuavano i suoi ultimi istanti… Soprattutto il dolore… questo insopportabile dolore al petto: Ahi…ahi… Giovannino faccia-infarinata si voltò verso di lui… egli tuttavia non apriva gli occhi. Li aveva fissi su sua madre, seduta lì, nella cucina di casa, al solito posto: la mamma sulla sedia lo guardava, lo guardava, con occhi spalancati. Stefano l’invitava: Parlate, dai, dite qualche cosa voi, che io, con questa fitta al cuore, non posso parlare… e non c’è più tempo, mamma, non c’è più tempo. La figura della madre fluttuava, fino a divenire indistinta, si dissipava: Mamma! Mamma! urlò Stefano. Anche questo pensò Faccia – infarinata: anche lui! All’ultimo momento chiamano tutti la mamma!” (…)

La sua anima abbandonò il corpo. Come quando bambino, nel cortile della Nomanella, poggiati per gioco le mani e ventre su una stanga del carro Stefano spingeva le gambe in alto e la testa in giù per vedere il mondo capovolto, così ora intorno a lui si produsse un grande capovolgimento.

Nello stesso istante a Nomana – a tremila chilometri di distanza – un ticchettio su un vetro della camera da letto destò mamma Lucìa, che lanciò un grido:

viaNarrativa bersaglieri Russia. Eugenio Corti.

Un Capodanno sul fronte di guerra con i bergamaschi in Afghanistan – Cronaca – L’Eco di Bergamo – Notizie di Bergamo e provincia

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Un Capodanno sul fronte di guerra con i bergamaschi in Afghanistan – Cronaca – L’Eco di Bergamo – Notizie di Bergamo e provincia.

C’è anche una pattuglia di soldati bergamaschi nel contingente che ha passato Natale e Capodanno in Afghanistan. Sono gli uomini del 3° Aves Aquila con base a Orio al Serio, una dozzina, che stanno svolgendo la missione nella base italiana di Herat.