La Gioia di vivere – A tu per tu con chi ha fatto la guerra in Libia – Bersaglieri di Mozzo

LA GIOIA DI VIVERE

Ovvero

Incontro con un giovane del ‘22 croce al merito di guerra GASTALDI LUIGI

Se vedete sfrecciare per Mozzo un baldo ciclista con i capelli bianchi e un paio d’ occhiali quello è Luigi

Son passati tanti anni da quando vide la luce nel lontano 14/10/1922 e molti avvenimenti lo han visto protagonista in questo arco di tempo anche se purtroppo coincidenti con periodi non molto fortunati della nostra storia d’ Italia. Ha sofferto molto , ha visto la morte passargli vicino e colpire i suoi compagni , ha dovuto lottare per farsi riconoscere i suoi diritti civili , ha dovuto superare grandi difficoltà. Vi state immaginando un vecchietto ormai logoro dal tempo? Nient’ affatto ! Luigi è un giovane, anche se la carta d’ Identità fa a pugni con il suo spirito, pieno di energia , di entusiasmo e sa apprezzare tutti gli aspetti piacevoli della vita che si trovano nei piccoli ed umili gesti quotidiani della vita di tutti i giorni. Il suo passato non è stato certo facile eppure oggi non gli fan difetto la gioia per la vita, un sapersi accettare come si è con il sorriso sulle labbra ed una buona dose di autoironia

Gli piace parlare del suo passato . Allora approfitto per farmi raccontare seppur brevemente la sua storia, sperando che anche voi cari lettori possiate provare anche solo un poco quella commozione che sento quando parlo con coloro che hanno rischiato la loro vita e ancor oggi portano nel loro fisico le conseguenze di avvenimenti storici dove si son scritte pagine della STORIA D’ ITALIA

Luigi quando cominciò la sua vita da combattente e reduce di guerra?

La mia vita cambiò quando venni chiamato alle armi con cartolina precetto . Giunsi in caserma il 2 gennaio 1942 all’età di 19 anni e tre mesi . Fui assegnato in forza al 125º Reggimento Fanteria divisione “ La Spezia “ (aggregato al reggimento Bersaglieri), corpo leggero aviotrasportabile con armamento leggero (mitra 40 colpi ,cannoncino 47/32 anticarro e bombe a mano). Al momento della chiamata era impiegato alla CNMAC di Genova (Cassa Nazionale Malattie Addetti al Commercio). Dal 1938 fui dichiarato assente dal lavoro per chiamata alle armi con diritto alla conservazione del posto per la durata della leva. Poi trattenuto alle armi con trattamento da “richiamato”. Dopo sei mesi di addestramento i miei compagni ed io fummo caricati sugli aerei di allora motori Caproni da trasporto, armati con mitragliere e trasportati a Tripoli (Libia ottobre del 1942)

Si ricorda ancora tutti i particolari di quei momenti?

Li ho scolpiti in testa e non li potrò mai più scordare, mi sembra che siano successi ieri. Cosi è scivolata via la mia Gioventù. I Giovani d’ oggi non si rendono conto della fortuna che hanno !!!

Riprendiamo il discorso

Una volta scesi a terra , ringraziando il Signore per non essere precipitati con quelle “ carrette del cielo “ e soprattutto per non essere stati intercettati dagli Inglesi che avevano le loro basi a Malta , ci portarono subito al fronte verso “ el Alamein “in rinforzo alla Divisione “Folgore”. Non riuscimmo a raggiungere i nostri reparti. Le forze Inglesi, australiane, neozelandesi avevano già sfondato le linee italo-tedesche comandate dal famoso Generale Tedesco “Rommel” ,nonostante l’ eroica resistenza dei Bersaglieri e della nostra Fanteria.

E’ stata una fase molto delicata?

Veramente. Arrivò il contrordine di ripiegare. Mi ricordo molta confusione e grande scompiglio nelle nostre forze armate. Ci attestammo nella località Cirenaica di “El Agheida” dove le nostre forze fresche dovettero allestire una linea di difesa a cavallo della strada litoranea costruita dagli italiani in Libia. Ciò per proteggere la ritirata delle forze italo tedesche .

Rimase molto in Libia?

Non tantissimo . Facevano vigilanza nelle città piu importanti della Libia come Tripoli , Misurata ecc. Che caldo ! poco da mangiare e quella polvere e sabbia che ti entrava dappertutto . La sentivi perfino sotto i denti nella secca bocca

Poi fummo trasferiti in Tunisia nella catena montuosa del Maghreb dove nel frattempo si erano attestate le altre forze venute dall’Italia e tra i vari militari c’era anche il corridore ciclista’ Fausto Coppi. In Tunisia in un primo tempo eravamo riusciti ad arrestare le preponderanti forze alleate. Quando sbarcarono gli Americani in Marocco, a Casablanca, che si riuniranno con le forze coloniali francesi comandate dal generale de Gaulle per noi fu la fine

Dopo la battaglia di Hammamet , il Mareth ** (vedi nota 1 ) fu espugnato. La resa di tutte le forze italo tedesche avvenne l’11 maggio 1943 nelle mani del nostro Generale “Messe” il quale aveva assunto il Comando Generale in quanto ,prima della resa il Generale “Rommel “era rientrato in Germania.

Pensava fosse finita la guerra e tutti i sacrifici?

Si l’ avevamo pensato un po’ tutti . Speravamo di far rientro presto in Italia e di rimaner fuori da questa “sporca” guerra. Non andò proprio cosi

Cosa successe?

Noi poveri Italiani, ridotti ormai a pochi superstiti, abbandonati da tutti e privi di tutto , fummo catturati dalle forze coloniali francesi nella piana di “pont du fahs “in Tunisia. Restammo tre giorni inquadrati ed in fila per 8 X 8 ,giorno e notte sorvegliati da truppe marocchine a cavallo. Chi cadeva veniva bastonato. Mi ricordo ancora i dolori alle gambe indurite dalla posizione e disidratate dalla mancanza d’ acqua . Poi cominciò la lunga marcia verso i campi di concentramento. Prima marcia incolonnati ai piedi, da “pont du fahs “in Tunisia fino a Costantina o Qusantînah (in arabo: قسنطينة) in Algeria circa 360 km. La marcia durò 15 giorni con poco mangiare e meno bere. Giunti nella suddetta località ci imbarcarono in vagoni merci antidiluviane e dopo una settimana raggiungemmo Algeri. Ci misero nelle carceri comuni della capitale algerina in attesa di sistemarci in baracche dei campi di concentramento siti in due località agli inizi del deserto algerino del Sahara detti campi “Bocahari “e “ Carnot”. Erano gestiti dal Legione Straniera Francese. Non vi dico degli stenti sofferti per mancanza di acqua e cibo decente e dell ‘ isolamento dal resto del mondo. Non avevamo notizie dall’ Italia e nemmeno potevamo dare informazioni ai nostri familiari. Alcuni prigionieri per disperazione e promesse di una vita più decente e per sfuggire alla fame e alla sete che si arruolarono nella Legione Straniera aderendo alle lusinghe dei Comandanti Francesi

Non pensò anche Lei di arruolarsi nella Legione Straniera?

Mai! Desideravo con tutte le mie forze rivedere l’ Italia e crearmi una mia vita come tutte le persone. E poi non rinnego la mia Patria: l’ ITALIA

Cosa fece allora?

Io e tutti gli altri italiani prigionieri di guerra chiedemmo di lavorare per gli agricoltori francesi della costa algerina i quali preferivano servirsi dell’opera di noi prigionieri invece della manovalanza araba che si caratterizzava per una marcata svogliatezza sonnolenta.

Nessuno , nessuna autorità, pensò a voi?

Nella seconda metà dell’anno 1946, considerato che la guerra era finita nel 45 si decisero finalmente a liberarci. Dobbiamo ringraziare il Generale “ De Gaulle” che nel frattempo era diventato presidente della Francia ma soprattutto per il “pugno sul tavolo” di De Gasperi. Venne nel porto di Algeri la nostra nave ammiraglia, unica portaerei che iera rimasta. Così dopo un giorno di navigazione arrivammo a Napoli dove ci accolsero con l’inno del Piave. Fu un giorno indimenticabile : la mia patria , l’ Italia, si ricordava di me , di noi e di tutti quanti che avevano rischiato la loro vita nella “ Campagna d’ Africa”.

La sua famiglia e i genitori?

Restai un mese nel centro di raccolta prigionieri di guerra prima di poter rintracciare la mia famiglia in quanto nei campi di concentramento eravamo isolati dal mondo. Perciò seppi che nel frattempo la mia famiglia si era trasferita dalla Spezia a Venezia . Mio padre era comandante di rimorchiatori . veniva spesso trasferito da un porto all’ altro

Allora presi il treno e in due giorni da Napoli raggiunsi Venezia dove ripresi il mio posto di lavoro all’ INAM Istituto parastatale formatosi nel 1943 con la riunione di tutte le casse di previdenza-assistenza malattia.

Riusci ad inserirsi nella vita civile?

Non fu facile. Dovetti fare un ‘ altra un ‘ altra guerra. Una guerra contro la burocrazia , contro i politici e contro funzionari ottusi ma alla fine riuscii a far valere i miei diritti di ex combattente. Poi a Venezia trovai l’ amore , una meravigliosa donna che purtroppo adesso mi può guardare solo dall’ alto e (con commozione)mi sposai felicemente

Nel 1953 mi venne assegnata l’onorificenza della croce al merito di guerra e in qualità di combattente riduce mi vennero assegnati sette anni di contributi figurativi agli effetti della pensione-legge 336 .

nel 1972 andai in pensione con 40 anni di contributi

Oggi come sta?

Gli stenti della prigionia mi causarono dai disastri della vista: distacco della retina all’occhio destro e pressoché orbo all’occhio sinistro. Dovetti sottopormi a diversi interventi che riuscirono a rimediare al difetto visivo. Oggi sono riconosciuto anche come invalido civile.

Sto per tagliare il traguardo dei novant’ anni, dico ai giovani : “la vita è bella non buttatela via”

Se vedete un Signore canuto in giro per Mozzo con il sorriso sulle labbra, con voglia di scherzare e con grande autoironia quello è Luigi. Davanti a questi esempi di vita ci inchiniamo con grande rispetto e deferenza: vero ed autentico esempio di “SPIRITO BERSAGLIERESCO

(c) BERSAGLIERI DI MOZZO 

Note

1 Cosi racconta la Storia:

La Linea del Mareth fu un sistema di fortificazioni, lungo 35 km, costruito dai francesi presso la città costiera di Médenine, nel sud della Tunisia, fino alle colline di Matmata, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Progettata per difendersi da un’eventuale invasione italiana dalla Libia, dopo la sconfitta della Francia venne occupata dalle forze dell’Asse, e da esse usata per difendersi dagli inglesi nel 1943.

Dopo la vittoria conseguita dalle forze alleate ad El Alamein, le truppe tedesche ed italiane vennero costrette ad una veloce ritirata attraverso la Libia settentrionale verso la Tunisia. L’ottava armata del generale britannico Bernard Montgomery fecero sosta presso Medenin prima di sferrare la nuova offensiva tesa a spingere le forze dell’Asse proprio all’interno della linea del Mareth. Dopo il tentativo fallito da parte della Prima Armata Italiana, comandata dal generale Giovanni Messe di evitare l’imbottigliamento nella linea del Mareth con l’Operazione Capri, italiani e tedeschi si ritirarono nella linea difensiva in attesa dell’assalto britannico. Un primo attacco venne sferrato il 19 marzo 1943 con l’Operazione Pugilist quando la 50ª Divisione di Fanteria britannica, dopo un iniziale successo con sfondamento della linea presso Zarat, venne ricacciata indietro dalla 15ª Divisione Panzer tedesca il 22 marzo.

El Alamein – la battaglia conclusiva.

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