GENERALE CANINO: UN GRANDE AMICO DEI BERSAGLIERI DI MOZZO

A PARIGI L’ULTIMO SALUTO AL GEN. CANINO, L’AMATO CAPO DI STATO MAGGIORE AL QUALE L’ITALIA DOVEVA ANCORA LE SCUSE
Giovedì i funerali ad Altofonte, sua città natale. L’articolo della Rivista Militare

Generale – 06/04/2008 19:19
A PARIGI L’ULTIMO SALUTO AL GEN. CANINO, L’AMATO CAPO DI STATO MAGGIORE AL QUALE L’ITALIA DOVEVA ANCORA LE SCUSE

Se n’è andato in punta di piedi, com’era nel suo stile. Il Generale Goffredo Canino, per oltre tre anni Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (dal 1990 al 1993), si è spento a Parigi dove viveva insieme alla moglie Monique. L’Italia e l’Esercito devono molto a Canino che guidò la Forza Armata in un momento difficile, quale fu quello del nuovo assetto geopolitico mondiale all’indomani del crollo del muro di Berlino. La fine della sua carriera fu determinata dalle farneticanti dichiarazioni di “Lady Golpe”, Donatella Di Rosa, cui certa politica e certa stampa diedero fin troppo credito. Canino non sopportò l’idea che quello scandalo, inventato di sana pianta, come accerterà poi la magistratura, potesse travolgere i suoi uomini e il buon nome dell’Esercito e preferì così rassegnare le dimissioni. Dalla campagna mediatica preferì difendersi nelle sedi giudiziarie, mostrando ancora una volta un alto senso dello Stato e dei valori militari e umani che lo portarono ad essere fra i Comandanti più amati e rispettati (non è un caso che il suo ‘pensiero’ e stile di vita, sia preso ancora a modello da molti soldati che non negano di sentirsi appunto “caniniani”). Solo dieci anni più tardi rilasciò una lunga intervista al giornalista Piero Baroni nella quale svelò tutti i retroscena di quella vicenda (guarda il sito). Ma anche dopo questa denuncia pubblica, la prima e unica, nessuno dei suoi detrattori ha sentito il dovere di uscire allo scoperto e ammettere le proprie colpe. Chi ha avuto modo di conoscere il Generale Canino lo ricorda come uomo generoso, sempre pronto e disponibile ad aiutare il prossimo. Mercoledì pomeriggio il comune di Altofonte, città natale di Goffredo Canino, allestirà la camera ardente, dove sarà schierato un reparto dell’Esercito Italiano, per rendere l’ultimo saluto alla salma del Generale Canino che sarà appunto sepolto nella sua Sicilia.

(C.C.)

Ecco un articolo scritto nel 2006 dal direttore responsabile della Rivista Militare:

“Sono trascorsi quasi tredici anni dagli eventi che portarono l’allora Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Goffredo Canino, a rassegnare le dimissioni. Atto certamente doloroso, sia sul piano personale che su quello professionale, dettato dalla primaria necessità di preservare la Forza Armata da ogni possibile attacco e, nel contempo, porre in essere una decisa reazione, in sede legale, a salvaguardia della sua onorabilità.

Possiamo solo immaginare lo stato d’animo che pervadeva, il 22 ottobre 1993, il Generale Canino mentre rimetteva il suo mandato nelle mani del potere esecutivo. La sua lunga carriera terminava prematuramente e immeritatamente, a 62 anni, a causa di una campagna scandalistica che rapidamente, avrebbe assunto i toni del linciaggio morale.

Cominciava così un lungo iter giudiziario, ora prossimo alla conclusione, che lo avrebbe visto, nelle diverse sedi dibattimentali e nei vari gradi di giudizio, ottenere sempre piena ragione ma certamente non la restituzione della sua immagine pubblica e privata.

Ritengo doveroso, sopratutto a beneficio di coloro che all’epoca erano molto giovani, riassumere sinteticamente la vicenda che portò il Generale Canino alla sua grave decisione. Tutto ebbe inizio il 7 ottobre 2003 con la conferenza stampa indetta dalla signora Donatella Di Rosa assieme al marito, ufficiale superiore dell’Esercito. Nella circostanza, la Di Rosa riferì di riunioni di alti Ufficiali delle Forze Armate, tra cui il Generale Canino, durante le quali sarebbero stati raccolti fondi per organizzare un ‘Colpo di Stato’. Parlò, inoltre di traffici internazionali di armi, di campi di addestramento paramilitare, di abboccamenti con ambienti della criminalità organizzata e, più in particolare, di un’ingente somma di denaro a lei conferita da un Ufficiale Generale con il quale sarebbe stata in confidenza. Alla pubblicazione delle “rivelazioni” della Di Rosa seguirono immediatamente le prime indagini della Magistratura e i primi provvedimenti non tardarono ad arrivare. Il Comandante della Regione Militare Tosco-Emiliana fu tra i primi ad esserne interessato. La sua rimozione dall’incarico provocò le dimissioni del Generale Canino, dal quale egli dipendeva direttamente, Seguì l’arresto, il 28 ottobre 1993, della Di Rosa unitamente al consorte, per calunnia e autocalunnia con finalità eversive. Successivamente vi fu, dal 1997 al 2006, una sequela di sentenze, tutte favorevoli al Generale Canino, con le quali ex parlamentari, giornalisti, case ditrici, una rete televisiva, un ex senatore subirono varie condanne. Inoltre due onorevoli in carica, ugualmente citati in giudizio per diffamazione, si avvalsero della facoltà di non rispondere, avendo dato la Commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere risposta negativa. Il procedimento giudiziario fu quindi sospeso prima di andare in giudizio.

Tutti noi che all’epoca eravamo in servizio nei ranghi dell’Esercito vivemmo con intesità e disagio il martellamento mediatico che ci investì a seguito della vicenda. Assistemmo, impotenti, ad umilianti parodie televisive sul Generale Canino, andate in onda per mesi in Italia e all’estero, a filmati che tendevano a metterlo in ridicolo, a dichiarazioni (cui egli per educazione non replicò) con cui lo si accusava di compromissione con: mafiosi, trafficanti d’armi, terroristi e presunti golpisti redivivi. Neppure le sue dimissioni meritarono rispetto, fu detto che le aveva presentate “per protesta”. Se avesse voluto protestare, avrebbe indetto una conferenza stampa per rendere pubblica la sua verità e lamentarsi del trattamento subito. Ma non lo fece.

In realtà, il Generale Canino – secondo un’etica che, pur non essendo scritta fa parte integrante del nostro esser militari – rassegnò le dimissioni per solidarietà nei confronti di un suo Comandante sottoposto (il Generale Biagio Rizzo), che egli riteneva esente da colpe e, quindi, oggetto, di un’ingiustizia da parte dell’autorità politica.

Lasciò alla Magistratura il compito di perseguire chi lo stava diffamando ed affrontò dignitosamente la sistematica e prolungata opera demolitrice della sua persona, evitando che la Forza Armata ne fosse coinvolta. Nessuno, tra coloro che promossero la campagna mediatica a lui contraria ebbe mai lo scrupolo di verificare l’attendibilità delle proprie fonti d’informazioni. Tantomeno sentì il dovere di fare pubblica ammenda una volta chiarito che si trattava di menzogne. In tal modo, nell’opinione pubblica, è rimasta solo l’eco dello scandalo inventato e non quella della verità emersa dalle sentenze.

La figura di chi ha dedicato una vita al servizio dello Stato è stata compromessa a favore dello ‘scoop’ giornalistico, della trasmissione di successo, della notorietà di pochi mesi. Oggi, a distanza di tredici anni, tornato nell’oblio chi aveva dato avvio alla vicenda, rimane viva solo una necessità: affermare pubblicamente la verità su quanto accaduto.

La verità senza peli sulla lingua, come suo costume, il Generale Canino l’ha comunque raccontata in una intervista rilasciata nel 2003, al giornalista Piero Baroni che l’ha inserita nel suo libro “Clandestino in Rai – Giornalista senza D.O.C.”.

Bene sarebbe, tuttavia, che altri raccontassero con il metro della oggettività, i fatti accaduti in quell’ormai lontano 1993. Se ciò non verrà fatto, si consegnerà alla storia nazionale una pagina oscura. All’estero, quanto accaduto è già annoverato come presunto fenomeno di italico malcostume. Speriamo che l’invito a dar seguito alla vicenda che, a suo tempo, ci privò di uno stimato Capo di Stato Maggiore sia stato adeguatamente raccolto. Al Generale Canino, che attualmente soggiorna all’estero, va il nostro caloroso saluto con la certezza che il suo gesto, di altissimo valore etico-morale, non è stato dimenticato. Il Direttore” LA FIGURA DEL GEN. GOFFREDO CANINO “UN UOMO DAL CUORE GRANDE”
Domani ad Altofonte la camera ardente. Giovedì i funerali dell’ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito

Generale – 08/04/2008 15:37
LA FIGURA DEL GEN. GOFFREDO CANINO “UN UOMO DAL CUORE GRANDE”

di Franco Faina (*)

Al primo mattino del 3 aprile u.s. mi giungeva per telefono, improvvisa, la notizia che la sera avanti, 2 aprile, era morto a Parigi il Generale di Corpo d’Armata Goffredo Canino, già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, mio amico da lunga data. Il dolore che ho provato è stato (ed è) grande e so di certo che si fonde con quello di migliaia di persone, in prevalenza di quelle che hanno appartenuto o ancora appartengono alla grande Istituzione Difesa, dai Generali e Dirigenti civili fino agli Ufficiali dei gradi meno elevati, ai Sottufficiali, ai Graduati, agli ex Militari di truppa, agli Impiegati e agli Operai: questo immenso comune dolore, vivificato dal sentimento della gratitudine per le Sue opere nella vita terrena e dalla fiamma della speranza cristiana per la vita celeste, Lo accompagna e Lo avvolge come una nuvola di fiori profumati. Chi era il generale Canino?

Era anzitutto un Uomo dal cuore grande, il cui massimo piacere era quello di aiutare il prossimo, di risolvere i problemi che chiunque, generale od operaio, gli prospettasse; un Uomo che suggellava la Sua azione benefica con un abbraccio sincero e caloroso. Era un Ufficiale che dietro il tratto cordiale, aperto e semplice, schivo da ogni formalismo, particolarmente sentito e praticato nel mondo militare, celava una forte, sicura, profonda militarità, che, soltanto a chi lo frequentava spesso, si manifestava: dote questa che lo guidava sempre nella Sua azione di comando e che si traduceva in chiarezza adamantina degli ordini, sincerità e lealtà nei comportamenti e, sempre, adesione totale agli interessi dell’Esercito e quindi della Nazione.

Era uno studioso attento e scrupoloso delle “cose” militari, convinto fermamente che ogni azione pratica dovesse informarsi e rispondere alle più moderne e testate teorie in materia di organizzazione comando e controllo, naturalmente con sapiente adattamento ai vari possibili scenari nello spazio e nel tempo. Magistrali al riguardo furono nei primi anni novanta i Suoi tre saggi pubblicati sulla Rivista Militare “La Regola”, “Il Personale”, “I Mezzi”. Era una persona dotata di grande “humor”, che a volte non resisteva, con qualche amico, a sorridere su qualche consuetudine o singolo atteggiamento anacronistici che notava nella Istituzione di cui faceva parte, senza per questo nulla togliere alle gloriose tradizioni militari, anzi tenacemente valorizzandole nella loro essenza.

Era un Uomo dalla schiena dritta, che non aveva esitato, di fronte ad atteggiamenti ingiusti e a colpevolizzazioni altrettanto ingiuste di qualche Suo Ufficiale Generale da parte di certo potere politico e della grancassa mediatica dell’informazione, a dare dignitosamente le dimissioni e a trasferirsi a Parigi, imponendosi quindici anni di silenzio e di oblio, meno che con qualche Suo vero amico.

Ma anche in questi ultimi anni seguiva appassionatamente le sorti della Sua diletta Forza Armata e, come potrebbe testimoniare qualche Generale che a suo tempo ha ricoperto altissimi incarichi, ci coinvolgeva in studi e ricerche intesi a fornire un contributo alle Autorità politiche e militari responsabili.

Addio Goffredo, Ti saluto come Tu facevi sempre con i Tuoi amici “Con un fraterno abbraccio!”, Franco Faina Esequie del Gen. Goffredo Canino
Parigi – Roma – Altofonte 2÷10 aprile 2008

Roma, 6 maggio 2008 – Messa in suffragio

Il Gen. Goffredo Canino

Non tutte le cerimonie, purtroppo, sono un’occasione lieta per riunirci; il 2 aprile 2008 a Parigi è venuto a mancare, dopo una lunga malattia, il Gen. Goffredo Canino, il nostro Tenente Canino che ha accompagnato il nostro corso per 50 anni, dalla nostra entrata in Accademia fino al Cinquantennale celebrato a Modena il 17÷19 ottobre 2007, al quale Goffredo aveva voluto partecipare nonostante le sue precarie condizioni di salute.
Il Gen. Goffredo Canino è stato sempre affezionato al 14° Corso e ne ha costituito la guida spirituale cui tutti noi ci siamo ispirati.
Dal 2 al 10 aprile tutto il nostro Corso si è riunito idealmente intorno alle nostre rappresentanze che a Parigi, a Roma e ad Altofonte hanno voluto renderGli omaggio.
Molti di noi lo avevano avuto come diretto comandante di Plotone in Accademia Militare; tutti gli altri avevano potuto ugualmente apprezzare le sue doti umane e militari.
Personalmente lo avevo avuto come diretto superiore al secondo anno insieme a quell’altro grande ufficiale che rispondeva al nome di De Bartolomeis: sicuramente era l’accoppiata migliore che si potesse desiderare.
Grazie Goffredo per tutto quello che hai fatto per l’Esercito Italiano e per il nostro Corso in particolare, grazie per gli ammaestramenti e l’affetto che ci hai sempre mostrato; Te ne siamo grati e restiamo commossi al pensiero che non sei qui con noi. Personalmente, con la Sua dipartita ho perso in un solo istante un Padre, un Amico ed un Fratello Maggiore.
Siamo sicuri che dall’alto continuerai a seguirci mentre l’esempio che ci hai dato ci consiglierà nel tratto di strada che ancora ci resta da camminare prima di riunirci per l’incontro finale.
A queste mie inadeguate parole spero facciano ammenda quelle che in varie occasioni hanno espresso:
• Il Gen.C.A. (ris.) Antonio LOMBARDO nella descrizione della cerimonia funebre in Parigi.
• Mons. Giovanni Marra nella sua Omelia;
• Il Gen. Caggese dando lettura di quello che può essere definito il Suo testamento spirituale;
• Il Gen. Rolando Mosca Moschini nel suo intervento;
• Il dott. Franco Faina (da http://www.tuttoggi.info/articolo-5027.php);
• Il Gen. Mauro Riva nel suo articolo su “Tradizione Militare”;
• Giorgio Verbi nel suo articolo;
• Mons. Vincenzo Pelvi nella sua Omelia nella ricorrenza del trigesimo (6 maggio 2008);
• Il Gen. Gualtiero Stefanon nel suo intervento durante la messa di suffragio del 6 maggio 2008;
• Il Gen. Emidio Siliquini nel suo intervento durante la messa di suffragio del 6 maggio 2008;
• Gli allievi del 14° Corso nel Forum del 14° Corso.
Il webmaster
Lucio Leonardi

A conclusione vengono riportate alcune fotografie scattate nelle varie cerimonie che si sono succedute.
La bara avvolta nel tricolore
L’album contiene 28 foto

A seguito della scomparsa del Gen. C.A. Goffredo Canino, il Ministro della Difesa Arturo Parisi ha ricevuto il seguente messaggio da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
“Ho appreso con costernazione e sincera commozione la notizia della scomparsa del Generale di Corpo d’Armata Goffredo Canino, già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, che ha sempre servito la nostra Patria con onore e dedizione.
Nella triste circostanza, La prego di far giungere all’Esercito ed ai familiari dell’Alto Ufficiale i sentimenti del mio partecipe cordoglio”.

Roma, 4 apr. (Adnkronos) – È morto il generale Goffredo Canino, già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 1990 al 1993. L’attuale Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Fabrizio Castagnetti, nell’apprendere la notizia della scomparsa di Canino, esprime a nome dell’intera Forza Armata e suo personale, “il più profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia”

Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, appresa la notizia del decesso del Generale di Corpo d’Armata Goffredo Canino, ha inviato alla consorte il seguente telegramma: “Le sono particolarmente vicino in questo dolorosissimo momento ed a nome delle Forze Armate e mio personale partecipo con profonda commozione al lutto che ha colpito la sua famiglia. Voglia accogliere l’espressione delle più sentite condoglianze”. Il Generale Canino è deceduto questa notte all’ospedale Saint-Anthony di Parigi.

da http://www.tuttoggi.info articolo 4981
Se n’è andato in punta di piedi, com’era nel suo stile. Il Generale Goffredo Canino, per oltre tre anni Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (dal 1990 al 1993), si è spento a Parigi dove viveva insieme alla moglie Monique. L’Italia e l’Esercito devono molto a Canino che guidò la Forza Armata in un momento difficile, quale fu quello del nuovo assetto geopolitico mondiale all’indomani del crollo del muro di Berlino. La fine della sua carriera fu determinata dalle farneticanti dichiarazioni di “Lady Golpe”, Donatella Di Rosa, cui certa politica e certa stampa diedero fin troppo credito. Canino non sopportò l’idea che quello scandalo, inventato di sana pianta, come accerterà poi la magistratura, potesse travolgere i suoi uomini e il buon nome dell’Esercito e preferì così rassegnare le dimissioni.
Dalla campagna mediatica preferì difendersi nelle sedi giudiziarie, mostrando ancora una volta un alto senso dello Stato e dei valori militari e umani che lo portarono ad essere fra i Comandanti più amati e rispettati (non è un caso che il suo ‘pensiero’ e stile di vita, sia preso ancora a modello da molti soldati che non negano di sentirsi appunto “caniniani”). Solo dieci anni più tardi rilasciò una lunga intervista al giornalista Piero Baroni nella quale svelò tutti i retroscena di quella vicenda.
Ma anche dopo questa denuncia pubblica, la prima e unica, nessuno dei suoi detrattori ha sentito il dovere di uscire allo scoperto e ammettere le proprie colpe. Chi ha avuto modo di conoscere il Generale Canino lo ricorda come uomo generoso, sempre pronto e disponibile ad aiutare il prossimo.
Martedì il comune di Altofonte, città natale di Goffredo Canino, allestirà la camera ardente, dove sarà schierato un reparto dell’Esercito Italiano, per rendere l’ultimo saluto alla salma del Generale Canino che sarà appunto sepolto nella sua Sicilia.
Intervento del Gen Caggese
(Testamento spirituale del Gen. Goffredo Canino)

Carissimo Goffredo,
nel lontano 11 aprile 2002 in un biglietto,tra l’altro,mi scrivevi:” ho sempre pensato che la morte fosse l’atto più solenne della nostra vita e dovrebbe avere il connotato della dignità.Ed avendo assistito già a troppi funerali in cui tale dignità è stata lesa,sto provvedendo in tempo ad organizzarmi il mio.
Ti allego quindi i documenti di cui abbiamo parlato,sperando tuttavia che siano validi a partire dal mio centesimo anno.In ogni caso arrivederci ad Altofonte”!
Caro Goffredo,come ben ricordi su questo arrivederci ad Altofonte abbiamo più volte scherzato e scommesso perchè io sostenevo che essendo noi due coetanei, poteva capitare il contrario e cioè” arrivederci a Bergamo”!
La scommessa,purtroppo,caro Goffredo l’hai vinta Tu ed io sono quì ad Altofonte per accompagnarti in questo Tuo ultimo viaggio, per essere affettuosamente vicino ai Tuoi cari e per soddisfare il Tuo desiderio, più volte ribadito di dare pubblica lettura al Tuo scritto dal titolo”VORREI…” assimilabile ad un testamento spirituale, nel quale esprimi dieci desideri.
Leggo:

VORREI…

Vorrei andarmene in una giornata di sole, di cielo azzurro e con l’aria mite della primavera;
Vorrei che le persone presenti al mio ultimo saluto non fossero tristi ma gaie e serene, con l’animo in pace con se stessi e con gli altri, mondo, almeno per quel momento, di ogni odio e rancore, invidia e gelosia;
Vorrei che tutto avesse luogo secondo i riti di Santa Romana Chiesa e, in parallelo, secondo la liturgia militare;
Vorrei sentire lo squillo di tromba dell’ “attenti” e che fosse letta, da un giovane militare, la “preghiera del soldato”;
Vorrei ascoltare ancora una volta le note del “silenzio” che mi hanno accompagnato per buona parte della mia vita, e le mie musiche preferite;
Vorrei scusarmi con tutti coloro ai quali, anche involontariamente, ho procurato infelicità e con quelli ai quali non ho saputo o potuto dare dì più;
Vorrei che, finalmente, qualcuno che ha il potere ed il dovere di farlo, si renda conto della necessità di avere un Esercito efficiente;
Vorrei che il Paese della mia fanciullezza e della mia adolescenza, continui nei processo, già avviato, del suo sviluppo culturale, sociale ed economico, nell’ordine e nella legalità, investendo sopratutto sui giovani, per tornare ad essere l’isola felice di un tempo;
Vorrei essere ricordato come un uomo che ha sempre cercato di mantenere intatta la sua dignità;
Vorrei che tutti vivessero a lungo esenti da ogni sofferenza fisica e spirituale;

So, purtroppo, che il “vorrei” è un condizionale.

Termino caro Goffredo con il saluto con cui chiudevamo le nostre conversazioni telefoniche: “Ciao Goffredo con un forte abbraccio a Te e a Monique”.
Brigata meccanizzata “Legnano”
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Brigata meccanizzata “Legnano”
CoA mil ITA btg logistico legnano.png
Stemma araldico della Brigata meccanizzata “Legnano”
Descrizione generale
Attiva 1975-1996
Nazione Italia
Alleanza NATO
Servizio Esercito Italiano
Tipo Fanteria
Ruolo Fanteria meccanizzata
Dimensione Brigata di 3.000 uomini circa
Soprannome Legnano
Motto “E vincere bisogna”
Battaglie/guerre Guerra d’Etiopia, Seconda guerra mondiale (fronte greco-albanese, fronte francese)
Reparti dipendenti

* Reparto Comando e Trasmissioni stanziato a Bergamo;
* 2° Battaglione bersaglieri “Governolo” stanziato a Legnano;
* 67° Battaglione meccanizzato “Montelungo” stanziato a Solbiate Olona;
* 4 Battaglione carri “M.O.Passalacqua” stanziato a Solbiate Olona;
* 68° Battaglione meccanizzato “Palermo” stanziato a Bergamo;
* 20° Battaglione carri “M.O.Pentimalli” stanziato a Legnano;
* 11° Gruppo artiglieria da campagna “Monferrato” stanziato a Cremona;
* Battaglione logistico “Legnano” stanziato a Solbiate Olona;
* Compagnia controcarri “Legnano” stanziata a Monza;
* Compagnia genio pionieri “Legnano” stanziata a Cremona.

La Brigata meccanizzata “Legnano” era una delle Grandi Unità dell’Esercito italiano. Costituita nel 1975, dipendente dal 3° Corpo d’Armata di Milano, e inquadrata nella 131ª Divisione corazzata “Centauro” assieme alle Brigate “Goito” e “Curtatone”, aveva il suo comando generale a Bergamo. L’Unità era schierata con tutti i suoi reparti in Lombardia. La “Legnano” è stata impegnata in operazioni civili, come il soccorso delle popolazioni terremotate in Friuli nel 1976 e in interventi militari, come l’ operazione in Libano del 1982, Prima Guerra del Golfo 1991 e in Somalia del 1993. Fu sciolta nel 1996 a seguito dell’emanazione del nuovo modello di difesa delle forze armate italiane dovuto allo scioglimento del patto di Varsavia.
Cenni storici [modifica]

La 58ª Divisione fanteria “Legnano” fu costituita per il Regio Esercito l’8 febbraio 1934 dai reggimenti 7° ed 8° “Cuneo” e dal 67° “Palermo” con il supporto del 27° reggimento artiglieria. Nel 1936 mobilitò i suoi uomini per la campagna d’Etiopia. Il 24 maggio del 1939 la si separò in due divisioni, la “Cuneo” (7^) e la “Legnano” (58^). Quest’ultima dispose dei reggimenti 67° e 68° fanteria “Legnano” (il primo con il Comando nella caserma Cadorna a Legnano, il secondo a Como) e del 58° reggimento artiglieria “Legnano”. Durante la seconda guerra mondiale operò in Francia fin dal 1940 per poi essere spostata sul fronte greco-albanese nel 1941. Nel 1942 fu nuovamente dislocata sul fronte francese per poi essere inviata nei primi mesi del 1943 in Puglia. All’8 settembre 1943 reagì con fermezza. Nello stesso anno perse i reggimenti 58° artiglieria ed il 67° fanteria. Il 17 febbraio 1944 si sciolse.

Il 24 settembre 1944 si costituì il Gruppo di Combattimento “Legnano”, con il 68° reggimento fanteria, rinforzato dal 9° reparto d’assalto, dal 3° Reggimento Alpini e del 4°bersaglieri. Il Gruppo si schierò sull’Appennino lungo il fiume Idice puntando alla liberazione di Bologna. Il 15 ottobre del 1945 il Gruppo di Combattimento riassunse il nome di Divisione di fanteria “Legnano”, ampliando gli organici con il rientro del 67° reggimento fanteria “Palermo”, con il 3° Gruppo Esplorante Cavalieri ed il Reggimento artiglieria a Cavallo.

Con la ristrutturazione dell’Esercito del 1975, si contrasse in Brigata Meccanizzata “Legnano”, inquadrata nella Divisione Corazzata “Centauro”, variando la struttura e le unità. Nel 1982 fornì il personale per la prima operazione fuori dall’Italia dell’Esercito dopo la seconda guerra mondiale, la missione in Libano. Nel settembre 1993 sostituì la Brigata Folgore in Somalia, ed il 16 settembre 1996 si riconfigurò nel Comando Unità Supporti “Legnano”.

Il Comando si sciolse definitivamente il 31 dicembre 1997.
Reparti dal 1975 al 1996 [modifica]
Scudetto della Brigata Meccanizzata “Legnano”

* Reparto Comando e Trasmissioni stanziato a Bergamo;
* 2° Battaglione bersaglieri “Governolo” stanziato a Legnano;
* 4° Battaglione carri “M.O.Passalacqua” stanziato a Solbiate Olona;
* 67° Battaglione meccanizzato “Montelungo” stanziato a Solbiate Olona;
* 68° Battaglione meccanizzato “Palermo” stanziato a Bergamo;
* 20° Battaglione carri “M.O.Pentimalli” stanziato a Legnano;
* 11° Gruppo artiglieria da campagna “Monferrato” stanziato a Cremona;
* Battaglione logistico “Legnano” stanziato a Solbiate Olona;
* Compagnia controcarri “Legnano” stanziata a Monza;
* Compagnia genio pionieri “Legnano” stanziata a Cremona.
131ª Divisione corazzata “Centauro”
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131ª Divisione corazzata “Centauro”
Centauro.gif
Scudetto della 131ª Divisione corazzata “Centauro”
Descrizione generale
Attiva 1939-1943
1959-1986
Nazione Regno d’Italia e Repubblica Italiana
Alleanza Patto tripartito e NATO
Servizio Regio esercito e Esercito italiano
Tipo Divisione
Ruolo Fanteria corazzata
Guarnigione/QG post 1959: Novara
Soprannome “Centauro”
Motto Fulmineo fuoco di fulminea mole
Decorazioni Medaglia di Bronzo al Valor Militare (fronte greco – Albania – Jugoslavia. 28 ottobre 1940 – 23 aprile 1941)
Reparti dipendenti

*
o post 1975
* 3ª Brigata meccanizzata “Goito”
* Brigata meccanizzata “Legnano”
* 31ª Brigata corazzata “Curtatone”
* 15 Gruppo Squadroni Esploranti “Cavalleggeri di Lodi” stanziato a Lenta

* 131° Gruppo Artiglieria Pesante Campale “Vercelli” stanziato a Vercelli

* 205 Gruppo Artiglieria Pesante Campale “Lomellina” stanziato Vercelli

* Gruppo Specialisti di Artiglieria “Centauro” stanziatoa Vercelli

* Gruppo Artiglieria Contraerea Leggera (Quadro) stanziato a Vercelli

* 46° Gruppo Squadroni ERI “Saggittario” stanziato a Vercelli

* 131° Battaglione Genio Pionieri “Ticino” stanziato a Bellinzago Novarese

* 231° Battaglione Trasmissioni “Sempione” stanziato a Novara

* Battaglione Logistico di Manovra “Centauro” stanziato a Novara

La 131ª Divisione corazzata “Centauro” è stata una Grande Unità del Regio esercito e dell’Esercito italiano nel secondo dopo guerra. Fu costituita il 20 aprile 1939 a Cremona dalla 1ª Brigata Corazzata. Nel corso della seconda guerra mondiale fu stanziata in Albania, successivamente operò sul fronte greco e in Jugoslavia. Le unità principali della divisione (Comando, 31° Reggimento Carristi e 5° Reggimento Bersaglieri) furono trasferite in Tunisia nel novembre del 1942. Fu praticamente annientata negli ultimi giorni del marzo 1943. Sciolta nell’aprile del 1943 fu ricostituita il 1º novembre del 1959 e posta alle dipendenze del 3° Corpo d’Armata di Milano. Fu sciolta nel 1986 in seguito alla riorganizzazione dell’esercito italiano.
Indice
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* 1 Organico divisionale al 20 aprile 1939
* 2 Operazioni sul fronte balcanico
* 3 Riorganizzazione
o 3.1 Organico nel 1942
* 4 Operazioni in Tunisia
* 5 Elenco dei comandanti della divisione
* 6 La ricostituzione nel secondo dopoguerra
* 7 Note
* 8 Voci correlate
* 9 Collegamenti esterni

Organico divisionale al 20 aprile 1939 [modifica]

La divisione Centauro fu costituita il 20 aprile 1939 dalla 1ª Brigata Corazzata, disciolta nella stessa data, sul seguente organico:

* 31° Reggimento Carristi su:
o I (VII), II (VIII), III (X) e IV (XXXI) Battaglione Carri L[1] (i numeri fra parentesi indicano gli originari battaglioni L autonomi)
* 5° Reggimento Bersaglieri su:
o XXII Battaglione Motociclisti
o XIV e XXIV Battaglione Autoportato
* 131° Reggimento Artiglieria Corazzata su:
o I, II, III Gruppo (tutti su 75/27 trainati)
* 131ª Sezione Sanità
* 131° Autoreparto
* 79ª Sezione carabinieri
* 80ª Sezione carabinieri

Operazioni sul fronte balcanico [modifica]

La Centauro iniziò il suo addestramento nei pressi di Siena, per essere trasferita nel corso dell’estate del 1940 nella zona di Tirana. Inquadrata successivamente nel XXV Corpo d’Armata fu impegnata su due colonne quando iniziarono le ostilità contro la Grecia. All’inizio della campagna (28 ottobre 1940) la divisione aveva in organico 4000 uomini, 163 carri L e 24 pezzi di artiglieria. La colonna principale (comprendente la componente corazzata della divisione), impegnata nella conca di Kalibaki, non riuscì a sfondare le difese nemiche e, quando scattò il contrattacco greco, fu utilizzata per coprire la ritirata delle divisioni Ferrara e Modena. Successivamente fu impiegata per distaccamenti su varie parti del fronte. Ritirata dal fronte il 4 febbraio iniziò la riorganizzazione, ricevendo il 1° Reggimento Bersaglieri ed il IV Battaglione Carri M, che finalmente sostituivano i carri L. Alla fine di marzo fu trasferita a Scutari, per fronteggiare le forze della Jugoslavia, alle dipendenze del XVII Corpo d’Armata. Nella guerra contro la Jugoslavia ebbe violenti scontri sul Prini That e sul Prini Banush, riuscendo infine a sfondare le linee nemiche presso Kopliku. Il 17 aprile raggiunse Ragusa, incontrandosi con le avanguardie della Littorio che proveniva da Zara.

Il giorno 11 maggio iniziò a reimbarcarsi per rientrare in Italia.
Riorganizzazione [modifica]

Rientrata in Italia la divisione fu smembrata perdendo il 1° Reggimento Bersaglieri e il 31° Reggimento Carristi, sostituito dal 131° Reggimento Carristi (fornito principalmente di carri francesi di preda bellica). Successivamente il 31° Reggimento Carristi, riorganizzato su battaglioni di carri M, fu riaggregato alla divisione, che fu trasferita in Piemonte sotto il comando del generale Calvi di Bergolo, inquadrata nel XXII Corpo d’Armata, in attesa del trasferimento in Africa.
Organico nel 1942 [modifica]

* 15° R.E.Co Cavalleggeri di Lodi;
* 31° Reggimento Carristi su:
o XIV, XV, XVII Battaglione Carri M;
* 5° Reggimento Bersaglieri su:
o XXI Battaglione Motociclisti;
o XIV e XXIV Battaglione Autoportato;
* 131° Reggimento Artiglieria Corazzata su:
o I e II Gruppo 75/27 (trainati);
o III Gruppo 105/28 (trainati);
o DLIV Gruppo semoventi (su semoventi 75/18);
* XXXI Battaglione del Genio;
* 131ª Sezione Sanità;
* 131ª Sezione Sussistenza.

Operazioni in Tunisia [modifica]

La divisione Centauro non giunse in Tunisia come reparto organico, dato che parte delle sue unità non venne mai trasferita e che le unità trasferite, man mano che arrivavano sul suolo africano, venivano immediatamente inviate al fronte aggregate ad altre grandi unità, sia italiane sia tedesche. La maggior parte dei carri (XIV e XVII Battaglione) operarono sotto il comando del Raggruppamento Cantaluppi, che aveva già assorbito quanto restava dell’Ariete e della Littorio. Dopo una serie di acquisizioni e perdite di unità, non ben chiarite a causa delle difficoltà di documentazione in quei frangenti abbastanza caotici, all’inizio del 1943 il Raggruppamento Cantaluppi, assieme a reparti del 5° reggimento bersaglieri e del 31° reggimento carri giunti dalla Grecia, formava la Divisione Centauro.

Il 20 marzo 1943 la Divisione Centauro, schierata a Gafsa fu attaccata dall’intero II Corpo statunitense. La Divisione Centauro resistette alle forze nemiche soverchianti per ben 12 giorni, finché il 31 marzo non fu sostituita in linea dalla 21ª Panzerdivision. Nonostante avesse tenuto il fronte, la divisione italiana era praticamente annientata, quindi i suoi reparti di bersaglieri furono aggregati al Kampfgruppe Manteuffel (Gruppo di combattimento Manteuffel)[2] ed i carri, sempre sotto comando italiano, alla 10ª Panzerdivision.

La 131ª Divisione Corazzata Centauro fu sciolta ufficialmente nell’aprile 1943[3].
Elenco dei comandanti della divisione [modifica]

* generale Giovanni Magli dall’estate 1940 al febbraio 1941
* generale Pizzolato da febbraio 1941 al marzo 1942
* generale Carlo Calvi di Bergolo dal marzo 1942 allo scioglimento della divisione

La ricostituzione nel secondo dopoguerra [modifica]

Il 1º aprile del 1951 fu ricostituita la Brigata corazzata “Centauro” e il 1° novembre del 1959 fu trasformata in Divisione corazzata “Centauro” con il comando a Novara e schierata con i reparti in Piemonte e Lombardia. Nel 1963 la Divisione completò gli organici secondo quanto previsto dalle normative NATO e risultava articolata sulla 1ª Brigata Meccanizzata, la IIª Brigata Corazzata, la IIIª Brigata Corazzata e su una Brigata di Artiglieria.

Con la profonda ristrutturazione dell’esercito italiano del 1975 la “Centauro” inquadrò la 3ª Brigata meccanizzata “Goito”, la Brigata meccanizzata “Legnano”, la 31ª Brigata corazzata “Curtatone” ed i seguenti supporti tattici:

* 15 Gruppo Squadroni Esploranti “Cavalleggeri di Lodi” stanziato a Lenta

* 131° Gruppo Artiglieria Pesante Campale “Vercelli” stanziato a Vercelli

* 205 Gruppo Artiglieria Pesante Campale “Lomellina” stanziato Vercelli

* Gruppo Specialisti di Artiglieria “Centauro” stanziatoa Vercelli

* Gruppo Artiglieria Contraerea Leggera (Quadro) stanziato a Vercelli

* 46° Gruppo Squadroni ERI “Saggittario” stanziato a Vercelli

* 131° Battaglione Genio Pionieri “Ticino” stanziato a Novara

* 231° Battaglione Trasmissioni “Sempione” stanziato a Novara

* Battaglione Logistico di Manovra “Centauro” stanziato a Novara

Il 1º novembre 1986 a seguito dell’abolizione del livello divisionale nelle unità dell’esercito italiano, la Divisione corazzata “Centauro” fu sciolta mentre, in Novara, fu trasformata la 31ª Brigata corazzata “Curtatone” in 31ª Brigata corazzata “Centauro”. Nel 1996 la Brigata fu modificata in meccanizzata e sciolta definitivamente nel 2002.
Note [modifica]

1. ^ I battaglioni di carri armati del Regio Esercito erano su carri leggeri (L) o su carri medi (M), per maggiori informazioni vedi ‎Carri armati italiani fino alla seconda guerra mondiale
2. ^ Le divisioni tedesche, ed in particolare quelle corazzate, operavano abbastanza spesso per Kampfgruppe, cioè organizzando attorno ad una componente dell’arma principale (corazzata per le divisioni corazzate) alcune unità di supporto (artiglieria e Panzergrenadiere) per poter operare senza bisogno di uno stretto contatto con il comando divisionale. Generalmente i Kampfgruppe prendevano il nome dal loro comandante.
3. ^ Nel rapporto finale, riferendosi alla data del 13 aprile il generale Messe, comandante della I Armata scrisse «Furono conservate tutte le divisioni, tranne la Centauro già disciolta,…», (Riportato da P. Boschesi. Le armi. i protagonisti, le battaglie, gli eroismi segreti della guerra di Mussolini 1940-1943, in: Storia Illustrata. Mondadori Editore, 1984)

Voci correlate [modifica]

* ‎Carri armati italiani fino alla seconda guerra mondiale
* Divisione Ariete
* Divisione Littorio
* Divisione Centauro II
* Divisione Ariete II
* M 13/40 e M 14/41
* Semovente 75/18

Gli scritti